TELEFONO

800217676

WHATSAPP

(+39)335.7002131

TELEGRAM

(+39)335.7002131

SMS

(+39)335.7002131

EMAIL

diretta@radiolinea.it

di Beatrice Silenzi

Esistono fenomeni che nascono da un’idea precisa, da una battuta brillante o da un messaggio facilmente riconoscibile.
Poi ne esistono altri come il “Six Seven”, il tormentone che negli ultimi mesi ha invaso TikTok, Instagram e YouTube, diventando una sorta di linguaggio universale della Generazione Alpha.
Un meme apparentemente inspiegabile, privo di significato eppure capace di diffondersi con una velocità impressionante, fino a raggiungere ambienti e protagonisti impensabili. Persino Papa Leone XIV è stato immortalato più volte mentre riproduce il celebre gesto associato al meme.

Ma cos’è il “Six Seven”?

Il meme consiste nella pronuncia enfatizzata delle parole inglesi “Six Seven”, accompagnata da un particolare movimento delle mani. I palmi sono rivolti verso l’alto, come se si stesse soppesando qualcosa, e si alternano con movimenti come quelli di una bilancia a due braccia.
Un gesto semplice, immediatamente riconoscibile e facilmente imitabile. Tanto semplice da essere diventato un linguaggio condiviso tra milioni di ragazzi.

A rendere ancora più curioso il fenomeno è il fatto che, nel corso dei mesi, molti utenti hanno cercato di attribuirgli un significato nascosto: il riferimento all’altezza di un giocatore di basket, sei piedi e sette pollici; collegamenti con codici radiofonici, numerazioni stradali o addirittura riferimenti criptici alla cultura pop americana.

Nessuna di queste interpretazioni, però, ha trovato conferma.

L’origine del fenomeno viene fatta risalire al brano Doot Doot (6 7) del rapper Skrilla, diventato virale tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025.
Nel ritornello il cantante ripete ossessivamente la sequenza numerica “6-7”, creando un effetto che si presta perfettamente alle logiche dei social. Lo stesso, interrogato più volte sull’argomento, avrebbe chiarito che il numero non possiede alcun significato particolare: sarebbe nato casualmente durante la composizione del brano.

Paradossalmente, questa spiegazione ha contribuito ad alimentarne il successo. Nell’epoca in cui tutto deve essere interpretato, decifrato e spiegato, un fenomeno che rivendica apertamente la propria inutilità diventa quasi rivoluzionario.

A dare ulteriore impulso alla diffusione del meme è stato il giovane cestista americano Taylen Kinney, uno dei talenti più seguiti del basket liceale statunitense. Nei suoi video pubblicati su TikTok, Kinney ha iniziato a utilizzare frequentemente la frase “Six Seven”, accompagnandola con il gesto delle mani. In uno dei filmati più condivisi, il giocatore valuta una bevanda eseguendo proprio quel movimento che oggi milioni di utenti imitano ogni giorno. Da quel momento il fenomeno è esploso.

Il caso del “Six Seven” racconta molto anche del modo in cui comunicano le nuove generazioni. Se i meme del passato erano spesso costruiti attorno a una battuta o a un riferimento culturale comune, quelli contemporanei tendono a privilegiare l’assurdo, il surreale e il nonsense. Il significato non è più importante quanto l’appartenenza al gruppo che comprende il codice.

Non è un caso che il “Six Seven” venga spesso accostato ai cosiddetti “brainrot”, una delle tendenze più popolari del 2025. Si trattava di personaggi creati con l’intelligenza artificiale, ottenuti mescolando animali, oggetti e caratteristiche improbabili. Figure grottesche, accompagnate da nomi assurdi come il celebre “Tralalero Tralalà”, che popolavano i feed dei social senza alcuna logica apparente.

Anche il fenomeno “Skibidi”, esploso negli anni precedenti, seguiva la stessa dinamica: una sequenza di suoni privi di significato trasformata in linguaggio condiviso da milioni di utenti. Il successo di questi contenuti suggerisce che la cultura digitale contemporanea non si fondi più soltanto sulla comunicazione di un messaggio, ma sulla partecipazione collettiva a un’esperienza.

In altre parole, il “Six Seven” non serve a dire qualcosa. Serve a far parte di qualcosa.

Forse è proprio questo il motivo per cui continua a conquistare ragazzi, influencer, sportivi e perfino figure istituzionali. In un ecosistema digitale sempre più affollato, complesso e spesso conflittuale, un meme che non pretende di spiegare nulla diventa una forma di evasione condivisa. Un piccolo rituale collettivo che unisce milioni di persone attraverso l’assurdità.

E mentre gli adulti continuano a chiedersi che cosa significhi davvero, i più giovani sembrano aver già trovato la risposta: non significa niente. Ed è esattamente questo il punto.