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di Beatrice Silenzi

Con la nomina di Robert F. Kennedy Jr. (RFK Jr.) a potenziale guida del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) negli USA, sotto la seconda amministrazione Trump, l’attenzione si è accesa su quello che viene chiamato il movimento MAHA (Make America Healthy Again).
La proposta di Kennedy non è solo una dieta, ma una critica radicale all’intero sistema agroalimentare americano.

Il punto di partenza di Kennedy è una statistica allarmante: nonostante gli Stati Uniti spendano più di ogni altra nazione in sanità, i tassi di malattie croniche, obesità infantile e diabete sono tra i più alti al mondo. Per RFK Jr., la causa principale è chiara: il cibo americano è “avvelenato”.
La “dieta di Kennedy” per l’America non si limita a consigliare più frutta e verdura, ma mira a smantellare i pilastri su cui poggia l’industria del junk food.
Al centro della sua polemica ci sono tre grandi nemici: gli oli di semi industriali, gli zuccheri aggiunti (specialmente lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio) e i coloranti artificiali.

Kennedy ha promesso una guerra aperta contro gli oli di semi (come quelli di soia, colza e girasole), sostenendo che siano responsabili di un’infiammazione sistemica cronica nella popolazione.
Sebbene la scienza nutrizionale sia ancora divisa sull’entità del danno rispetto ai grassi saturi, per il movimento MAHA questi oli sono l’emblema del cibo ultra-processato.

Un altro fronte caldo è quello degli additivi chimici. Kennedy sottolinea spesso l’assurdità del fatto che cereali per la colazione venduti in Europa non contengano coloranti come il “Red 40”, mentre negli USA lo stesso prodotto sia carico di sostanze chimiche collegate a disturbi dell’attenzione nei bambini.
La sua proposta è semplice: se una sostanza è vietata in Europa perché sospettata di essere tossica, non dovrebbe essere ammessa nemmeno nei piatti degli americani.

Per attuare questa visione, Kennedy punta il dito contro le agenzie di regolamentazione come la FDA (Food and Drug Administration) e l’USDA (Dipartimento dell’Agricoltura). Secondo RFK Jr., queste istituzioni sono “ostaggio” delle grandi multinazionali alimentari (Big Food).
La sua agenda prevede una pulizia radicale dei dipartimenti scientifici per eliminare i conflitti di interesse.
Sul piano produttivo, Kennedy promuove l’agricoltura rigenerativa.
L’obiettivo è spostare i sussidi governativi dalle grandi monocolture di mais e soia (destinate principalmente a mangimi e cibo processato) a piccoli agricoltori che praticano la rotazione delle colture e producono alimenti biologici.

C’è anche un forte richiamo al consumo di latte crudo (non pastorizzato), un punto che ha sollevato forti critiche dalla comunità scientifica per i rischi legati a batteri come la Salmonella e l’E. coli.
Uno degli aspetti più curiosi di questa “rivoluzione salutista” è l’alleanza con Donald Trump, noto estimatore di McDonald’s e Coca-Cola.
Recentemente, una foto di Kennedy a bordo dell’aereo di Trump davanti a un vassoio di Big Mac ha fatto il giro del mondo, diventando virale.
Kennedy ha ammesso con ironia che “mangiare quello che mangia Trump è peggio che andare in guerra”, ma ha ribadito che il suo obiettivo non è proibire il fast food, bensì renderlo più sicuro eliminando gli ingredienti tossici alla base.

Nonostante il carisma di Kennedy, la sua “dieta per l’America” incontra resistenze feroci.
Gli economisti avvertono che eliminare i sussidi al mais e imporre restrizioni rigide potrebbe far impennare i prezzi dei generi alimentari, colpendo le fasce più povere della popolazione.
Dal punto di vista medico, molti esperti temono che la sua retorica anti-chimica possa sfociare in una sfiducia generalizzata verso la scienza consolidata, includendo la sua nota posizione scettica sui vaccini.

Che si tratti di un’utopia populista o di una necessaria correzione di rotta, la proposta di RFK Jr. ha toccato un nervo scoperto.
Milioni di americani sono stanchi di un sistema che sembra dare priorità al profitto delle multinazionali rispetto alla salute pubblica.
Se Kennedy riuscirà davvero a eliminare i coloranti artificiali dalle mense scolastiche e a ridurre il potere delle lobby del cibo, potremmo assistere alla più grande trasformazione della dieta occidentale degli ultimi cinquant’anni.
La sfida è titanica: cambiare il modo in cui una superpotenza mangia significa scontrarsi con interessi miliardari e abitudini radicate.
Ma per Kennedy, la posta in gioco è la sopravvivenza stessa delle future generazioni americane.