Messaggi, telefonate e mail – oltre alle richieste dell’ultimo istante – fuori dall’orario consueto di lavoro, entrano di frequente nella quotidianità di molti italiani, rendendo difficile separare lavoro e vita privata.
In Italia, secondo un recente studio, una persona su tre è chiamata ad essere reperibile anche fuori dall’orario di lavoro.
Un terzo dei dipendenti dunque afferma che gli viene richiesto di rimanere disponibile, a cui si aggiungono gli straordinari: oltre la metà dei lavoratori dichiara di svolgere almeno un’ora di lavoro aggiuntiva ogni settimana, ore che non vengono soesso riconosciute.
Con l’addio allo smart working gli uffici scoppiano e la sindrome da rientro non deve essere interpretata come conseguenza della fine delle ferie.
Il punto è il contesto lavorativo in cui tornare.
Le riunioni frequenti, attività da gestire contemporaneamente, priorità che cambiano rapidamente e aspettative di reperibilità continuative.
Il benessere, sottolinea l’analisi, dipende soprattutto da come viene organizzato il lavoro di ogni giorno che passa anche dalle scelte dell’azienda; il tema dell’esaurimento lavorativo entra così nelle strategie contro la prevenzione del burnout.
Per affrontare il problema, la sola disconnessione rischia di essere una risposta parziale: la sfida è creare durante tutto l’anno condizioni che permettano ai lavoratori di recuperare energie senza dover attendere necessariamente il prossimo periodo di ferie.

















