Siamo stati abituati a descriverli come la generazione della fine del millennio. I paladini della Generazione Z sono quelli dell’identità fluida, i nativi digitali che utilizzano TikTok per scardinare ogni tabù sociale.
Eppure, sotto la superficie di una modernità sbandierata a colpi di hashtag, emerge una faglia conservatrice inaspettata e profonda.
Un’ampia indagine internazionale condotta da Ipsos, in collaborazione con il Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra, ha scattato una fotografia che ribalta lo stereotipo del giovane “woke” e ultra-progressista.
Il dato che emerge è quasi scioccante quando si parla di vita privata, coppia e gerarchie domestiche, la Gen Z mostra segnali di un ritorno al passato che farebbe impallidire i loro genitori e persino i loro nonni.
Il dato più eclatante riguarda il concetto di autorità all’interno del matrimonio.
Secondo il sondaggio, condotto in 29 Paesi, quasi un ragazzo su tre tra i più giovani ritiene che, nelle decisioni familiari più importanti, l’ultima parola debba spettare all’uomo.
Non solo: circa il 30 per cento degli intervistati maschi concorda con l’idea che una moglie debba “obbedire” al marito.
La vera sorpresa, però, emerge dal confronto generazionale.
Si potrebbe pensare che questa visione sia il retaggio di un’epoca passata, difesa dagli anziani. Invece, tra i Baby Boomer (i nati tra il 1946 e il 1964), solo il 13 per cento condivide l’idea dell’obbedienza femminile.
Siamo di fronte a un paradosso sociologico: i nipoti sono, su certi temi, significativamente più conservatori dei nonni che hanno vissuto il ’68 e anche tra le giovani donne il dato è in crescita rispetto alle generazioni precedenti.
L’immaginario della Gen Z maschile appare come un collage di messaggi contraddittori. Se da un lato il 41 per cento dei giovani uomini afferma di essere attratto da donne con una carriera di successo e un’indipendenza economica, dall’altro il 24 per cento dichiara che una donna non dovrebbe apparire “troppo indipendente”.
Esiste dunque una tensione tra il desiderio di una partner paritetica sul piano economico (forse per necessità, data la precarietà attuale) e il bisogno di mantenere un controllo psicologico o decisionale.
Questa ambivalenza si estende anche alla sfera sessuale: la “vera donna” non deve prendere l’iniziativa, restando ancorata a un copione di passività che sembrava ormai superato dai tempi della rivoluzione sessuale.
Perché questo ritorno al passato?
Per capire questa inversione di tendenza, non basta puntare il dito contro un generico “sessismo”.
I sociologi suggeriscono che la nostalgia per i ruoli tradizionali sia una risposta diretta all’instabilità cronica del presente.
La Gen Z è la prima generazione a crescere in un mondo percepito come sull’orlo del collasso: crisi climatica, precarietà lavorativa assoluta, inflazione e una competizione sociale esasperata dai social media.
E in un contesto dove tutto è fluido, incerto e privo di punti di riferimento, i vecchi modelli patriarcali offrono una “narrazione rassicurante”.
La rigida distinzione dei ruoli — l’uomo che decide, la donna che accudisce — agisce come un’ancora psicologica. È una semplificazione brutale della realtà che promette ordine in un mondo caotico.
Un ruolo decisivo in questa metamorfosi è giocato dall’ecosistema digitale. Le piattaforme social hanno permesso la diffusione della cosiddetta “Manosfera”: una galassia di podcast, influencer e community che promuovono l’ideale dell’uomo “Alpha”.
Questi contenuti intercettano quella che molti definiscono la male loneliness epidemic (l’epidemia di solitudine maschile).
Molti ragazzi si sentono smarriti di fronte a un femminile che è cambiato velocemente, diventando più autonomo e consapevole. Privati del vecchio ruolo di “provider” (unico sostegno economico), molti giovani uomini non sanno più come definire la propria mascolinità.
Gli influencer del nuovo patriarcato offrono loro una soluzione facile: “Riprenditi il potere, torna a essere il capo”.
È un messaggio seducente per chi vive la propria fragilità come una colpa.
E a complicare il quadro è il trend virale delle Trad Wives (Traditional Wives). Su TikTok e Instagram, giovani donne bellissime mostrano una vita dedicata esclusivamente alla casa, alla cucina e alla dedizione totale verso il marito.
Il paradosso, però, è tutto moderno: queste influencer costruiscono la propria indipendenza finanziaria monetizzando la loro presunta “sottomissione” attraverso sponsorizzazioni e visualizzazioni.
Vendono un’estetica degli anni ’50 utilizzando gli strumenti tecnologici del 2024. Per un pubblico giovane e stanco dell’iper-performance lavorativa, questo modello può apparire come una fuga idilliaca, ignorando però i rischi di dipendenza e isolamento che tale scelta comporta nella vita reale.

















