Negli ultimi mesi il corpo delle star è tornato al centro di discussione: basta una foto su Instagram, un’apparizione televisiva o un red carpet per scatenare un’ondata di commenti, insinuazioni e accuse.
È accaduto ad Arisa, apparsa molto più magra rispetto a qualche anno fa, al punto da alimentare immediatamente i sospetti dei social.
“Ha usato Ozempic”, scrivono gli utenti.
La cantante ha respinto con fastidio le accuse, ma il fenomeno ormai sembra fuori controllo.
E non riguarda solo lei.
Anche Emma Marrone è stata bersagliata dagli stessi commenti dopo aver mostrato una forma fisica particolarmente tonica.
Negli Stati Uniti, invece, l’attrice Olivia Wilde è stata addirittura derisa online e paragonata a “Gollum” per la sua eccessiva magrezza.
Un clima che racconta molto più di una semplice moda: racconta il ritorno di un modello estetico rigidissimo, in cui la magrezza estrema torna a essere sinonimo di successo, controllo e desiderabilità.
Al centro di questa rivoluzione ci sono soprattutto i farmaci a base di semaglutide, nati per la cura del diabete ma diventati rapidamente strumenti dimagranti di massa.
Il nome più noto è Ozempic, ma negli ultimi tempi si è diffuso rapidamente anche Mounjaro.
Il loro funzionamento consiste nel ridurre l’appetito e regolare il livello di zuccheri nel sangue, ma l’impatto culturale è andato ben oltre l’ambito medico.
I numeri parlano chiaro.
Negli Stati Uniti almeno un adulto su otto avrebbe provato questi farmaci e la domanda è cresciuta in pochi anni di oltre il 700 per cento!!
Anche in Italia le vendite sono aumentate in modo vertiginoso, con una crescita superiore al 78 per cento!!
Le cosiddette “punturine dimagranti” sono entrate ormai nell’immaginario collettivo e nella quotidianità di molte persone comuni, non soltanto dei vip.
Il problema, però, non riguarda solo la salute fisica o i possibili effetti collaterali a lungo termine, ancora oggetto di studio.
Il nodo centrale è culturale.
Per molti osservatori, infatti, questa nuova ossessione per la magrezza rappresenta la fine simbolica della body positivity, il movimento che negli ultimi anni aveva tentato di promuovere l’accettazione del corpo reale, contrastando l’imposizione di modelli estetici irraggiungibili.
A denunciarlo è stata anche la modella Ashley Graham, diventata negli anni uno dei volti simbolo della valorizzazione dei corpi curvy.
In un’intervista a Marie Claire ha definito l’esplosione di Ozempic “uno schiaffo in faccia alla body positivity”. Secondo Graham, il pendolo della società, che sembrava essersi spostato verso l’accettazione delle diversità corporee, starebbe tornando rapidamente verso un ideale unico e rigidissimo di perfezione fisica.
Non è difficile accorgersene.
Basta osservare le passerelle della moda internazionale.
Le recenti Fashion Week hanno mostrato un netto ritorno delle silhouette estremamente esili.
Alcune analisi parlano di oltre il 97 per cento dei look indossati da modelle molto magre, mentre le fisicità considerate “normali” o plus-size stanno progressivamente sparendo dalle grandi sfilate.
Persino Victoria’s Secret, che negli ultimi anni aveva cercato di aprirsi a una maggiore inclusività, sembra aver ridimensionato fortemente la presenza di modelle curvy.
Nel frattempo il mercato della bellezza continua a crescere senza sosta.
Chirurgia estetica, filler, botox, trattamenti anti-età e cosmetici alimentano un’industria miliardaria che prospera proprio sull’insicurezza delle persone.
Secondo diverse ricerche, circa il 70 per cento delle donne e il 60 per cento degli uomini dichiarano di essere insoddisfatti del proprio corpo.
In Italia oltre un terzo delle donne afferma di avere un rapporto negativo con la propria immagine fisica, mentre un italiano su tre prenderebbe in considerazione un intervento estetico.
Anche il mondo della ristorazione ha iniziato ad adattarsi a questo cambiamento.
Lo chef Heston Blumenthal, che ha raccontato di aver utilizzato Mounjaro per perdere peso, ha introdotto nel suo celebre ristorante The Fat Duck porzioni ridotte del 20-30 per cento, in quello che molti hanno già ribattezzato ironicamente “menu Ozempic”.
A opporsi apertamente a questa deriva è anche Kate Winslet, da sempre critica verso l’ossessione estetica contemporanea.
L’attrice ha parlato di un “caos terrificante”, denunciando la pressione crescente sulle giovani donne e il rischio di legare completamente l’autostima all’aspetto fisico. Per Winslet, il problema non riguarda solo la chirurgia o i farmaci dimagranti, ma una cultura intera che sembra aver dimenticato il valore dell’autenticità.
Ed è forse proprio questo il punto centrale.
La body positivity aveva promesso una rivoluzione culturale, ma il mercato dell’immagine sembra averla assorbita, trasformata e in parte svuotata.
Oggi la società continua a parlare di inclusione, ma contemporaneamente celebra ancora la perfezione estetica come obiettivo supremo.
E così, mentre sui social si moltiplicano filtri, ritocchi e accuse reciproche, resta una domanda inquietante: siamo davvero più liberi di accettarci oppure abbiamo semplicemente cambiato il modo di inseguire la perfezione?

















