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di Beatrice Silenzi

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui un’umanità randagia considerava l’alba non come un inizio della giornata, ma la sua fine.
Eroi del buio, cultori dell’hangover come medaglia al valore, i sudditi di una notte che Jovanotti celebrava come un regno senza fine. Poi, qualcosa si è rotto e oggi la nuova trasgressione si chiama Soft Clubbing, fenomeno in cui l’estetica del “maledetto” è stata sostituita dalla dittatura del “benessere”.
È la rivoluzione di chi ha scambiato il tacco a spillo con la sneaker e il gin tonic con un latte matcha.

Il Soft Clubbing è un ossimoro.
Prende gli ingredienti della discoteca (DJ set e musica ricercata) e li trasporta nello spazio rassicurante di una caffetteria, in cui il volume delle casse vibra gentilmente tra una tazzina di porcellana e un cucchiaino d’argento.
È un rito che ha il sapore della Restaurazione.
Se la notte è il regno del caos e dell’imprevisto, la domenica mattina del Soft Clubber è una coreografia di precisione millimetrica.

Sotto la superficie patinata delle colazioni a ritmo di house music, batte un cuore inquieto. I dati confermano che i giovani sono ossessionati dal benessere per il terrore del crollo.
Un giovane su tre rinuncia alla socialità serale pur di non saltare il workout mattutino.
Dunque il Soft Clubbing si inserisce in questa dimensione, come un anestetico che permette di sentirsi ancora parte di una “scena”, di indossare l’outfit giusto, di ascoltare la traccia elettronica del momento, senza il rischio di dover gestire i cocci di una serata andata oltre i limiti.

È il clubbing per chi ha troppi impegni per permettersi il lusso di stare male, è una socialità “lucida”, dove il caffè è un “linguaggio personale”, l’affermazione di status che dice al mondo: “Sono sveglio, sono presente, sono produttivo”.
Mentre negli Stati Uniti le attività dedicate a brunch e colazioni proliferano con grande velocità, è la vittoria del cortile sul privé, della luce naturale sulla strobo accecante.

Forse, in fondo, il Soft Clubbing è solo l’estrema difesa contro un mondo che ci vuole sempre performanti.
Se non possiamo smettere di correre, allora trasformiamo anche il riposo in un evento, la colazione in una performance, il relax in un trend globale.
È elegante? Indubbiamente.
È sano? Anche.
Ma mentre si sorseggia un cappuccino d’avena guardando il DJ che mixa vinili tra un vassoio di brioche e l’altro, non si può fare a meno di chiedersi che fine ha fatto quel brivido che una serata sapeva regalare?