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di Beatrice Silenzi

Quest’anno il Carnevale di Venezia si svolgerà senza coriandoli e stelle filanti in plastica. A stabilirlo è una recente ordinanza firmata dal sindaco Luigi Brugnaro, che vieta l’utilizzo di questi materiali su tutto il territorio comunale durante il periodo delle celebrazioni.
Il provvedimento non riguarda solo le sfilate ufficiali o gli eventi organizzati dall’amministrazione, ma si estende anche a feste private, manifestazioni diffuse e iniziative spontanee, coinvolgendo quindi l’intero tessuto urbano e sociale della città.

La decisione nasce da una constatazione ormai difficile da ignorare: coriandoli e stelle filanti in plastica, pur essendo piccoli, leggeri e apparentemente innocui, rappresentano una delle forme più insidiose di inquinamento urbano e lagunare.
Proprio la loro leggerezza li rende facilmente trasportabili dal vento e dall’acqua, favorendone la dispersione nelle calli, nelle caditoie e nei canali.
Una volta finiti nell’ambiente, questi materiali non si degradano, ma si frammentano progressivamente, contribuendo alla formazione di microplastiche che compromettono la qualità delle acque e degli ecosistemi della laguna.

Il problema non è marginale nemmeno dal punto di vista economico.
A ogni pioggia, coriandoli e frammenti plastici vengono trascinati nei sistemi di drenaggio, causando intasamenti e aumentando i costi di pulizia e manutenzione per il Comune.
Un gesto festoso che dura pochi secondi può tradursi in un impatto ambientale e finanziario prolungato nel tempo.

Il contesto globale rafforza le motivazioni dell’ordinanza. Secondo analisi di mercato, i coriandoli di carta rappresentano poco più del 35 per cento della domanda mondiale, mentre la quota restante è occupata da materiali plastici, foil, mylar e, in misura crescente, da alternative dichiarate “eco-friendly”.
Questo dato evidenzia come la plastica continui a giocare un ruolo dominante anche in ambiti apparentemente marginali, ma caratterizzati da un elevato consumo concentrato in pochi giorni, come le grandi festività.

Il divieto rientra nel progetto “Venezia plastic free”, una strategia più ampia avviata dall’amministrazione comunale per ridurre progressivamente l’uso della plastica monouso nella vita quotidiana della città.
L’obiettivo non è solo normativo, ma culturale: intervenire sui comportamenti più semplici e simbolici per costruire una maggiore consapevolezza collettiva.
Secondo l’associazione Plastic Free Onlus, la plastica dispersa durante eventi affollati rappresenta una delle principali fonti di microinquinamento in ambienti urbani e acquatici, proprio per la difficoltà di recuperare materiali così piccoli e diffusi.

Va inoltre sottolineato che l’ordinanza per il 2026 non rappresenta un’iniziativa isolata. Venezia aveva già adottato misure analoghe in occasione del Carnevale 2020, quando era stato introdotto un divieto simile, accompagnato da sanzioni per i trasgressori e dall’invito a utilizzare esclusivamente materiali ecologici e compostabili.
Negli anni successivi, pur con formule diverse, le celebrazioni hanno continuato a essere affiancate da raccomandazioni ufficiali e pratiche orientate alla sostenibilità.

Anche l’anno scorso, le cerimonie pubbliche del Carnevale hanno fatto ricorso esclusivamente a coriandoli e festoni completamente biodegradabili, segnando una direzione chiara.
L’ordinanza del 2026 consolida quindi un percorso già avviato, trasformando indicazioni e sperimentazioni precedenti in regole formalizzate attraverso atti amministrativi.
Il messaggio è chiaro: la tutela della laguna passa anche attraverso la responsabilità individuale e la capacità di ripensare tradizioni consolidate alla luce delle sfide ambientali contemporanee.